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Vaccino Coronavirus, pronto entro un anno, i farmaci già per l’estate

Vaccino Coronavirus, pronto entro un anno, i farmaci già per l'estate

Un vaccino contro il Coronavirus potrebbe essere pronto in un anno, per l’inizio del 2021. E questo stando a uno scenario “ottimistico”, secondo l’Agenzia europea del farmaco. Se no i tempi potrebbero essere più lunghi. L’approvazione di medicinali per il trattamento del Covid-19, invece, potrebbe essere possibile “prima dell’estate”, spiega Marco Cavaleri, responsabile per i vaccini dell’Ema.

Recenti risultati iniziali per il farmaco antivirale Remdesivir, già usato contro l’Ebola, hanno suggerito che potrebbe aiutare i pazienti a riprendersi dal Coronavirus più velocemente, sebbene siano ancora necessari dati a lungo termine per confermare qualsiasi beneficio.Al momento, ci sono circa una dozzina di possibili vaccini in fase di test in Cina, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti. Più di 140 tra capi di Stato e scienziati, tra cui il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, il primo ministro pakistano Imran Khan e il premio Nobel Joseph Stiglitz, hanno lanciato un appello invitando tutti i paesi a unirsi per un “vaccino popolare” e garantire che eventuali trattamenti efficaci siano disponibili a livello globale per chiunque ne abbia bisogno, gratuitamente.

Anche Emmanuel Macron sta spingendo affinché i vaccini siano considerati un “bene comune” non soggetti alle pressioni del mercato, per questo l’Eliseo ha fatto trapelare che il presidente era “seccato” per il caso nato dopo le affermazioni del ceo di Sanofi sul fatto che gli Usa avrebbero avuto accesso privilegiato al vaccino su cui sta lavorando la società, in collaborazione con l’agenzia statunitense Barda, Biomedical Advanced Research and Development Authority. Una situazione definita “inaccettabile” dal governo francese, e il gruppo farmaceutico d’Oltralpe ha poi fatto marcia indietro e assicurato che renderà disponibile in tutti i paesi il suo vaccino, quando sarà pronto.

Sul fronte della diagnosi, invece, un’importante novità potrebbe arrivare dagli Stati Uniti. Un team di ricercatori del Mit e di Harvard sta sviluppando una mascherina in grado di rilevare se chi la indossa ha il Coronavirus. Il dispositivo produce un segnale fluorescente quando una persona con il virus respira, tossisce o starnutisce. Se la tecnologia, già sperimentata con il virus Ebola e poi con la Zika, avrà successo, potrebbe consentire di diagnosticare i pazienti sul posto, senza dover inviare tamponi a un laboratorio. Intanto, l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme per l’impatto della pandemia sulla salute mentale delle persone. Diversi rapporti indicano un aumento dei sintomi della depressione e dell’ansia in numerosi paesi. “È estremamente preoccupante”, ha detto il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, “l’isolamento sociale, la paura del contagio e la perdita di familiari sono aggravati dall’angoscia causata dalla perdita di reddito e spesso dall’occupazione”

Redazione
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