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Tre anni dall’omicidio Giulio Regeni, i genitori chiedono giustizia

Sono passati tre anni dall’assassinio di Giulio Regeni e i genitori, Paola e Claudio, chiedono che sia fatta giustizia per la sua morte. Oggi presenteranno il libro “Giulio fa cose“, un modo per tenere alta l’attenzione sul decesso del giovane ricercatore e amplificare il grido di giustizia.

Qui si tratta di capire se esiste uno Stato in grado di difendere i cittadini al di sopra di tutti gli interessi, e questa pretesa di tutela riguarda tutti”: hanno affermato i genitori di Giulio nell’anniversario del ritrovamento del corpo del figlio. Era il febbraio 2016, quando il cadavere di Giulio, mutilato e pieno di segni di tortura, fu trovato sul ciglio della strada che dal Cairo porta ad Alessandria d’Egitto, a otto giorni dal suo rapimento.

Giulio fa cose” (Feltrinelli) è un diario della battaglia di Paola e Claudio per ottenere giustizia dalla politica, condotta insieme all’avvocata Alessandra Ballerini. Il volume viene presentato oggi alla Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi a Roma, alle 18.30, interverranno Marino Sinibaldi e Valerio Mastandrea.

Più volte abbiamo utilizzato il termine ‘diluizione’ riferito all’atteggiamento intuito già col primo governo che si è dovuto occupare dell’omicidio di Giulio; ossia lasciar passare il tempo, permettendo agli eventi di inserirsi e frapporsi con la ricerca di verità e giustizi“, spiegano i genitori. “La Realpolitik è spesso un buon alibi per mascherarsi, violare convenzioni internazionali e non rispondere a nessuna morale”, affermano in un’intervista al Corriere della sera“.

La lotta di Paola e Claudio, però, non si ferma: “Noi andiamo avanti per la nostra strada. Ci affiancano migliaia di cittadini, sia italiani che non italiani, e grazie alla tenacia della nostra legale Alessandra Ballerini, della Procura di Roma e dei suoi investigatori, abbiamo raggiunto risultati inimmaginabili per molti. Confidiamo nel tempo e nel rimorso che forse alcune persone potrebbero provare. Abbiamo studiato cos’è successo in Argentina, in relazione ai desaparecidos e a coloro che hanno iniziato a raccontare i fatti“.

La perdita di un figlio è un dolore tremendo: “Il dolore rimane fortissimo, parte dalla forte ingiustizia subita da Giulio ma ricordiamo che ci sono egiziani che ogni giorno subiscono la stessa sorte; non va dimenticato, altrimenti saremmo complici degli egiziani che hanno sostenuto e sostengono che sia stato ‘un caso isolato’. Come genitori il cui figlio ha subito la violazione di tutti i diritti umani siamo mutilati, oltraggiati, feriti, lacerati. Ma anche risoluti. Forti della solidarietà di una moltitudine di persone. Siamo nel giusto e non siamo soli. Per questo siamo in qualche modo inarrestabili. Non possiamo permetterci di non agire. Lo dobbiamo al nostro Giulio e a tutti i Giulii che chiedono giustizia“.

Salvatore Fucci
Salvatore Fucci