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Tra aperture e strette quale sarà il piano del Governo per le feste: cosa cambierà in Italia

Festività sobrie in arrivo, con un Natale 2020 all’insegna delle restrizioni fra zona rosse e arancioni. Ma, forse e con gli occhi sempre puntati su dati e numeri, con qualche deroga concessa per poter incontrare i parenti più lontani spostandosi fra regioni. A tracciare un primo quadro di come potrebbero essere le imminenti feste per gli italiani e cosa potrebbe cambiare nel corso dei giorni, è stata ieri la sottosegretaria Sandra Zampa ospite di Otto e Mezzo.

Tra gli affetti più cari, ha spiegato infatti la sottosegretaria, l’incontro durante le festività potrebbe avvenire fra “cinque, sei persone al massimo”, ma “è ovvio che non sarà possibile controllarlo, quindi a tutti verrà chiesto di limitare il più possibile le persone che si riuniscono. Mancano 40 giorni a Natale e in questo momento i dati epidemiologici ci dicono che non ci si può spostare tra regioni, ma ci aspettiamo che i numeri migliorino e che quindi siano possibili deroghe”, ha aggiunto. In ogni caso, ha sottolineato ancora Zampa, “dobbiamo fare lo sforzo di essere davvero il meno numerosi possibile: non è il numero in sé ma più si allarga la cerchia di persone che non si frequenta abitualmente, maggiore è il rischio”.

Sul ‘capitolo’ Capodanno, “non saranno permessi ritrovi in piazza e feste come negli anni passati, saranno adeguatamente normati anche quei giorni. Come governo dobbiamo avere un atteggiamento molto rigoroso e, a differenza di questa estate, non ci saranno deroghe perché non possiamo immaginare una terza ondata”, ha affermato quindi la sottosegretaria.

SPERANZA –

“Penso che l’Italia debba provare a raggiungere l’immunità di gregge con la persuasione senza partire dall’obbligatorietà”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, si esprime così sul piano per il vaccino contro il covid. “Con una campagna spiegheremo perché è fondamentale questo vaccino. E’ interesse di tutti chiudere questa pagina drammatica del nostro paese. L’immunità di gregge dobbiamo raggiungerla, valuteremo in corso d’opera”, dice intervenendo a Che tempo che fa.

“Nei mesi più difficili, ma anche in queste ultime settimane, gli italiani hanno dimostrato che tirano fuori il meglio davanti alle difficoltà. Per questo voglio esprimere un sentimento di fiducia, credo che possiamo arrivare all’immunità di gregge con la persuasione, che è la strada scelta anche dagli altri paesi europei. Il vaccino arriverà, siamo fiduciosi che le prime dosi possano arrivare alla fine dell’anno. Ci vorrà del tempo, non sarà un’operazione immediata. Nella migliore delle ipotesi avremo vaccino per 1,7 milioni di persone alla fine di gennaio, un piccolossimo pezzo degli abitanti del nostro paese. Ci auguriamo che altre aziende avranno approvati i loro percorsi e a primavera potremo attivare un percorso di massa”, aggiunge.

“Inizialmente il tema sarà individuare le persone a cui dare il vaccino: la mia opinione è che sia giusto partire dalle categorie più esposte, che sono in prima linea contro il virus, e dai soggetti più fragili”, afferma ancora.

“I vaccini sono stati una conquista fondamentale nella storia dell’umanità, sono state salvate milioni di vite. Attenzione a dare messaggi sbagliati sui vaccini”, dice sfiorando il tema relativo alle polemiche legate alle dichiarazioni del professor Andrea Crisanti (”Senza dati, non farei il vaccino a gennaio”).

“Siamo alla vigilia di una campagna mondiale, anche se il vaccino non è una bacchetta magica, che ci aiuterà a combattere il virus. Sul vaccino dobbiamo dare parole molto chiare, è un’arma fondamentale per battere il virus. Per avere l’ok dell’Ema o dell’Aifa, così come degli enti internazionali, c’è bisogno di processi molto rigorosi. Credo molto nelle istituzioni di questo settore, dobbiamo fidarci di loro”, dice Speranza.

Redazione
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