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Suicidio di una militare nel bagno della metro di Roma, chiusa la stazione Flaminio

Shock alle 9 di stamattina nella Stazione Flaminio della Metro A di Roma. Una militare si è suicidata nel bagno sparandosi con la pistola d’ordinanza. A chiamare i soccorsi sono stati i suoi commilitoni ma è stato tutto inutile. La donna purtroppo è morta poco dopo l’arrivo dei sanitari del 118.

Si tratta di una militare dell’Esercito impegnata nell’operazione “Strade sicure” e nella vigilanza della stazione Flaminio della metropolitana. La fermata è stata attualmente chiusa, l’ATAC lo ha comunicato sul proprio canale Twitter, e sul posto sono arrivati i Carabinieri per i rilievi del caso.

Strade Sicure è l’unica operazione militare attiva sul territorio italiano, avviata nel 2008 in virtù della legge n. 125 del 24 luglio dello stesso anno. Fortemente voluta dall’allora ministro Ignazio La Russa, l’iniziativa riguarda 38 città ed è rivolta al contrasto della microcriminalità e alla protezione di obiettivi sensibili come aeroporti, stazioni e consolati, in sostegno alla Polizia.  Anche se inizialmente sarebbe dovuta durare un solo anno, l’operazione Strade Sicure ha festeggiato il suo 11esimo compleanno.

Restano ignote le cause dell’estremo gesto della donna. Ma non è il primo suicidio di un militare impegnato nel progetto “strade sicure”. I suicidi accertati, secondo gli ultimi dati disponibili aggiornati al 2018, ci raccontano di 7 vittime alle quali va ad aggiungersi il suicidio di stamattina. Le ragioni di questa strage silenziosa restano nell’ombra. Ma del progetto “Strade Sicure” i primi a lamentarsi sono gli stessi soldati sia in maniera anonima, sui forum non ufficiali, sia per vie ufficiali quando a luglio del 2018, un gruppo di 150 militari impiegati nell’operazione, con l’aiuto degli avvocati Giorgio Carta e Chiara Lo Mastro, ha inviato un’intimazione al Ministro della Difesa per chiedere la corretta applicazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che è valido anche per l’Esercito nell’ambito di “Strade Sicure”. Come si legge nell’atto, i militari sono obbligati a stare in piedi fuori dal mezzo per almeno sei ore al giorno, in qualsiasi condizione atmosferica, senza la possibilità di sedersi o di fare pause, portando addosso un equipaggiamento di oltre venti chili. Chi si sposta o si siede all’interno del mezzo rischia il processo, che può portare al congedo o addirittura al carcere.

Redazione
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