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Siria, è scontro Assad-Erdogan: via alla controffensiva turca

Siria, è scontro Assad-Erdogan: via alla controffensiva turca

Controffensiva della Turchia dopo i raid siriani a Idlib. Le truppe di Ankara hanno lanciato un contrattacco “neutralizzando” 329 soldati del regime di Assad e colpendo oltre 200 obiettivi nemici. Il governo turco ha annunciato che non fermerà più i migranti che vogliono andare in Europa e il ministero degli esteri fa sapere che “alcuni migranti erichiedenti asilo hanno iniziato a muoversi verso i confini” con l’Ue. La Grecia rafforza i controlli. L’Ue e la Nato chiedono di “interrompere l’escalation a Idlib”.

Alcune decine di profughi si stanno dirigendo a piedi dalla Turchia verso il confine con la Grecia, dopo che Ankara ha deciso di aprire di fatto la frontiera in risposta al mancato sostegno occidentale che lamenta a Idlib contro le forze governative siriane. Lo riferiscono le tv locali. Secondo l’agenzia Dogan, sarebbero circa 300 i migranti siriani, iracheni e iraniani giunti nella provincia frontaliera turca di Edirne. Il loro passaggio non sarebbe al momento consentito attraverso il valico di frontiera ufficiale di Pazarkule, ma secondo le testimonianze di alcuni di loro non verrebbe più ostacolato l’attraversamento dalle aree rurali e lungo il fiume Evros, confine naturale tra Turchia e Grecia. Le immagini delle tv mostrano inoltre diversi bus e altri mezzi organizzati a Istanbul per condurre gruppi di migranti verso il confine, distante circa 250 chilometri. Secondo fonti di Ankara, è stata data indicazione alle polizia di frontiera di ignorare di fatto il passaggio dei profughi, come anche alla guardia costiera di non bloccare più i natanti in partenza dalla costa egea verso le isole greche.

La Grecia ha chiuso il valico di terra con la Turchia a Kastanies Evros, impedendo a centinaia di migranti di entrare nel Paese.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe tenere una riunione di emergenza sulla situazione a Idlib, in Siria, oggi pomeriggio alle 16, le 22 in Italia. Lo ha detto l’ambasciatore belga Marc Pecsteen de Buytswerve, presidente di turno dei Quindici. L’incontro è stato chiesto da Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Estonia e Repubblica Dominicana.

Telefonata tra Erdogan e Trump: i due leader hanno discusso dell’escalation militare a Idlib e hanno concordato “passi immediati per evitare una grande tragedia umanitaria”. Erdogan ha inoltre confermato il suo impegno a rispettare l’accordo di Sochi con la Russia del settembre 2018, che designa Idlib come zona di de-escalation. Lo riferisce la presidenza di Ankara, aggiungendo che i presidenti hanno anche discusso di rapporti bilaterali e altre questioni regionali.

L’Alto rappresentante Ue Josep Borrel ha reso noto di aver “parlato con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu” e di aver “ricevuto rassicurazioni sul fatto che” Ankara “rimane impegnata nell’accordo Ue-Turchia” sui migranti. I due hanno anche discusso della situazione ad Idlib in Siria e Borrell ha ribadito che la “de-escalation rimane la chiave di volta per affrontare efficacemente le sfide sul terreno”. L’Alto rappresentante Ue ha poi chiesto che “si ponga fine alle sofferenze e alla perdita di vite umane”.

Sono 950mila i civili siriani sfollati nella regione nord-occidentale di Idlib, riferisce l’Ufficio Onu per il coordinamento umanitario (Ocha): 569mila sono minori, 195mila sono donne. Donne e bambini compongono l’81% dell’intera comunità di sfollati siriani a Idlib.

“Di fatto, alcuni migranti e richiedenti asilo nel nostro Paese, preoccupati dagli sviluppi” a Idlib in Siria, “hanno iniziato a muoversi verso i nostri confini occidentali” con l’Ue. “Se la situazione peggiora, il rischio continuerà a crescere”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, secondo cui tuttavia “non c’è alcun cambiamento nella politica verso i migranti e richiedenti asilo del nostro Paese, che accoglie il maggior numero di rifugiati al mondo”.

“Ieri sera ho parlato con il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu e lui ha richiesto questa consultazione, gli alleati hanno presentato le loro condoglianze e espresso la piena solidarietà alla Turchia”. Così il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg al termine del Consiglio nord Atlantico. “Condannano gli attacchi da parte del regime siriano nella provincia di Idlib – ha aggiunto -, ho chiesto di fermare l’offensiva, serve una de-escalation a questa situazione pericolosa e si torni al cessate il fuoco”.

La Bulgaria ha dispiegato rinforzi della gendarmeria alle frontiere terrestri e marittime con la Turchia per contenere la pressione migratoria in arrivo. Lo ha annunciato il premier Boiko Borissov parlando di “pericolo reale”. Borissov si è inoltre detto preoccupato dal “ritiro delle guardie di frontiera turche”, aggiungendo di attendere un colloquio telefonico con il presidente turco Erdogan. Bulgaria e Turchia condividono 259 km di confine terrestre.

I presidenti di Russia e Turchia, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, hanno avuto una conversazione telefonica sulla situazione tesa in Siria “dedicata alla necessità di fare tutto per soddisfare l’accordo iniziale sulla zona di de-escalation di Idlib”: lo riferisce il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ripreso dalle agenzie russe.

Gli Stati Uniti chiedono alla Siria e alla Russia di fermare “l’odiosa offensiva” contro le forze turche. “Noi siamo con il nostro alleato della Nato, la Turchia, e la sosterremo”, ha affermato un portavoce del Dipartimento di stato Usa.

Drammatica escalation militare a Idlib, la regione del nord-ovest della Siria dove da settimane sono in corso duri scontri tra le forze governative appoggiate dalla Russia e le milizie ribelli sostenute dalla Turchia. Un raid aereo che Ankara attribuisce all’esercito di Bashar al Assad ha provocato la morte di almeno 29 soldati turchi. Ma il bilancio potrebbe rivelarsi molto più grave, perché numerosi sono i militari portati d’urgenza negli ospedali turchi appena oltre il confine. Diversi di loro rischiano la vita, secondo il prefetto locale. L’Osservatorio siriano per i diritti umani fissa il bilancio ad almeno 37 soldati morti. Di certo si tratta di una delle più gravi perdite degli ultimi anni per le forze armate di Ankara in un singolo attacco.

La notizia è stata riportata dall’Ansa.

Redazione
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