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Se il problema dell’Italia è il vitalizio

Se il problema dell'Italia è il vitalizio

Abbiamo assistito in questi giorni ad una straordinaria messa in scena. Potrebbe sembrare una commedia se non fosse per il tema: il taglio dei vitalizi che spetterebbero ai parlamentari. Un argomento delicato che si collega a quello della rappresentanza di deputati e senatori in Parlamento. Un concetto che sarà fortemente messo in discussione dal prossimo referendum. Ma questa è un’altra storia.

Quella che raccontiamo su Il Rinascimento riguarda un bel gioco fatto ad arte dai nostri politicanti: quello di riattivare i vitalizi precedentemente aboliti. Una mossa perfetta che è servita a scatenare l’ennesima campagna anti-politica e anti-casta che contribuirà a massacrare quel poco di buona politica che è rimasta in Italia. In sintesi: i politici italiani hanno di proposito, con un colpo di penna alla fine di una di queste calde giornate, consentito i vitalizi.

Il risultato? Quello di scatenare la successiva furia mediatica da dare in pasto al ‘popolo’. L’obiettivo? Quello di celare agli occhi e alle orecchie dei cittadini i veri problemi del Paese. Perché, è doveroso ricordarlo, l’Italia è profondamente malata. Le sue malattie più gravi si chiamano: giustizia, lavoro (e quindi economia), fisco, burocrazia e istruzione. Cinque macro settori che andrebbero profondamente e strutturalmente riformati.

Sono questi i campi sui quale aprire dibattiti, lanciare proposte, accantonare la timidezza e la ricerca del consenso per realizzare scelte anche impopolari ma frutto di una visione che i nostri governanti dovrebbero avere del Paese. E invece nulla, l’unico e vero problema di noi italiani sono i vitalizi di quei maledetti privilegiati che sono i politici. Non fa niente se la giustizia è allo sfascio e non garantisce né la certezza della pena, né quella del diritto.

Non fa nulla se c’è un alto tasso di disoccupazione e i giovani non trovano lavoro o se sono fortunati lo trovano a condizioni vergognose. Non ci interessa se il sistema del fisco non funziona, privilegiando gli evasori e l’evasione, massacrando chi invece le tasse le paga. Non ci interessa nemmeno che la burocrazia sia un cancro che sta consumando fino alla morte i processi amministrativi e i servizi pubblici. Non ha importanza se la scuola e l’università cadono a pezzi, infra-strutturalmente e didatticamente, pregiudicando il futuro delle prossime generazioni.

Non ci frega niente di tutto ciò. A noi interessano pochi spiccioli che risparmieremo se i vitalizi saranno aboliti. Gli stessi spiccioli che potremmo mettere nel salvadanaio che abbiamo sulla mensola grazie al prossimo taglio dei parlamentari. Una sforbiciata che non tiene conto della legge elettorale e della rappresentanza di noi cittadini in Parlamento. Ma del resto, dov’è il Parlamento? Quale Parlamento?

Quello mortificato dai continui decreti? Quello umiliato dalle sceneggiate che fanno in aula i parlamentari? Quello sostituito da comitati tecnici scientifici (questi si che ci costano un bel pò di soldi pubblici) o dagli Stati Generali? Forse il Parlamento già non esiste più da tempo, peccato che abbiamo dimenticato una cosa fondamentale: che la democrazia e la libertà hanno un costo. In questo caso, come si dice a Napoli: ‘O sparagno nun è maje guaragno, soprattutto se si parla di diritti. I nostri.

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Andrea Aversa

Giornalista pubblicista e curatore delle sezioni “Esteri” ed “Economia”