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Prime vaccinazioni in Italia, l’anti-virus arriva anche a Codogno: “Torniamo alla vita”

Prime vaccinazioni anche in alcuni luoghi simbolo della pandemia in Italia. A Codogno oltre 1.400 operatori sanitari hanno aderito alla campagna e si vaccineranno.

Lucia Premoli, infermiera della Rianimazione dell’ospedale di Codogno tra gli operatori che hanno assistito il ‘paziente 1’ Mattia Maestri, è la prima ad essere stata vaccinata contro il Covid nel presidio ospedaliero del Lodigiano simbolo della pandemia.

L’infermiera ha ringraziato la sua azienda per “l’opportunità che mi ha offerto: essere di esempio per tutti i miei colleghi. Non abbiamo altra strada da percorrere – sottolinea – per tornare a una vita normale”.

All’ospedale di Alzano Lombardo, altro simbolo della pandemia, intanto è stato vaccinato il professor Giuseppe Remuzzi, presidente dell’istituto Mario Negri.

“Anche lo scorso 20 febbraio c’era il sole, era una giornata tersa, ma oggi la luce è di speranza”. Così Annalisa Malara, l’anestesista dell’ospedale di Codogno che per prima scoprì la presenza del Covid in Italia. “Siamo stati i primi sanitari ad essere coinvolti da questo terribile virus, per me come per tutta la mia equipe fu uno choc. Con la giornata di oggi si chiude finalmente un cerchio”, dice la dottoressa, che non potrà vaccinarsi perché è stata da poco sottoposta all’antinfluenzale. “Lo farà non appena possibile – precisa – perché è un’arma fondamentale”.

Per la dottoressa Malara, il vaccino “è un’arma formidabile per battere il virus, la concretizzazione di uno sforzo internazionale immane”. Ecco perché il Vaccine Day, sottolinea, è “una giornata di felicità e di speranza”, aggiunge l’anestesista che, pur non potendo vaccinarsi, ha scelto di essere in ospedale a Codogno per l’inizio delle vaccinazioni. “Dare l’esempio e comunicare l’importanza di questo vaccino, è un dovere”.

I vaccini vengono somministrati proprio nella stanza della Rianimazione in cui è stato effettuato all’uomo il tampone, il primo in tutta Italia. “Abbiamo voluto unire simbolicamente i due eventi – spiega Salvatore Gioia – il primo tampone e la prima vaccinazione, qui a Codogno, per dare un senso di prosecuzione nella lotta al virus, cominciato in un momento in cui si sapeva ben poco e arrivato a un punto in cui le conoscenze sono diventate tali da portare al vaccino e di debellare il Covid.

La prima ad essere vaccinata oggi alle 15 sarà Lucia Premoli, una delle infermiere che ha assistito Mattia. Poi toccherà a Stefano Paglia, primario del pronto soccorso e da pochi giorni nominato responsabile del Dipartimento Emergenza Urgenza dell’Asst di Lodi, e Massimo Vajani, presidente dell’Ordine dei Medici di Lodi e medico di base. In tutto saranno vaccinate oggi 50 persone, tra cui non figurano per motivazioni mediche – una ha fatto l’antinfluenzale da poco, l’altra ha contratto il virus – Annalisa Malara e Laura Ricevuti, le due dottoresse che forzando i protocolli lo scorso febbraio identificarono il paziente 1.

“Vivo questo 27 dicembre, primo giorno di vaccinazioni, come una festa della vita, specialmente per Bergamo, la nostra città”: inizia con queste parole il sindaco Giorgio Gori a commentare sui social della campagna per il vaccino contro il Covid. “So che anche tra noi c’è chi affronta questo passaggio con diffidenza. Vorrei rassicurarlo – ha aggiunto -, invitandolo a considerare la scienza una compagna affidabile e il vaccino come lo strumento che ci consentirà di far ripartire l’economia e il lavoro, la chiave che ci restituirà la dimensione collettiva che il virus ci ha sottratto”. “In questa dimensione la libertà individuale non può prescindere dalla solidarietà: se c’è una cosa che l’esperienza del Covid ci ha insegnato – è convinto – è che nessuno può porsi in salvo da solo. Dobbiamo pretendere che l’organizzazione della campagna vaccinale sia efficace, senza ritardi e inefficienze. Ma oggi è un giorno di festa, che ci dà speranza e che chiama ognuno di noi all’esercizio della responsabilità”.

Redazione
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