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Prete consente a ragazze della comunità di prostituirsi: condannato a 7 anni

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Era stato arrestato a fine dicembre di dieci anni fa, travolto da un’accusa infamante in particolare per un sacerdote: favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. Per don Giovanni Usai, 77 anni di Assolo, piccolo paese in provincia di Oristano, fondatore della comunita’ “Il Samaritano” di Arborea, al termine di un lunghissimo processo oggi e’ arrivata la condanna a sette anni.

Il sacerdote e’ stato giudicato colpevole dal tribunale di Oristano per favoreggiamento della prostituzione ma e’ stato assolto dall’accusa di violenza sessuale. Il pm Marco De Crescenzo aveva sollecitato una condanna a sei anni per il favoreggiamento e l’assoluzione per gli abusi, mentre gli avvocati difensori Anna Maria Uras e Franco Luigi Satta avevano chiesto l’assoluzione, parlando di “processo inquinato” e hanno annunciato ricorso. Secondo la Procura, il prete come responsabile della comunita’ di recupero avrebbe dovuto vigilare sulle ospiti – un gruppo di ragazze nigeriane – invece avrebbe consentito loro di esercitare la prostituzione e, secondo l’accusa, avrebbe ottenuto a sua volta prestazioni dalle giovani. Ad accusarlo proprio alcune ospiti della struttura. Accuse che don Usai ha sempre respinto, ricordando sia dopo l’arresto che nelle fasi del processo il suo lungo impegno nel sociale, a difesa dei piu’ deboli, nella comunita’ da lui fondata nel 1983, e sostenendo di essere vittima di un complotto ordito da nemici della comunita’.

Assieme con il sacerdote, che all’epoca era anche cappellano della casa circondariale di Oristano, erano finiti sotto accusa anche due nigeriani ospiti della struttura di recupero, i quali, secondo gli investigatori, avrebbero gestito i contatti tra i clienti e alcune connazionali ospiti della comunita’. Don Usai aveva trascorso quasi un anno agli arresti domiciliari in una casa religiosa a Oristano. Il suo caso aveva suscitato grande clamore nella chiesa sarda, ed erano arrivate nei suoi confronti decine di attestati di solidarieta’. Poi le lunghe fasi di un processo che ha subito un rinvio dietro l’altro, anche a causa di un grave incidente stradale che l’imputato ebbe nel 2014 proprio mentre si recava in tribunale e del cambio del presidente del collegio. “In tutta lealta’ e onesta’ – aveva detto in aula – dichiaro che non ho commesso i fatti che mi vengono attribuiti e ancora oggi non capisco perche’ mi siano state rivolte queste accuse”. Ma in quasi dieci anni di processo la difesa non e’ riuscita a dimostrare la sua innocenza e oggi per don Usai e’ arrivata la pesante condanna.

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Alessandro Fucci
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