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‘Plastic Tax’, l’allarme di Fabrizio Fattori: “Siamo il secondo settore produttivo d’Europa, costretti ad andare via dall’Italia”

'Plastic Tax', l'allarme di Fabrizio Fattori: "Siamo il secondo settore produttivo in Europa, costretti ad andare via dall'Italia"

È uno dei tanti imprenditori della Campania, terza regione d’Italia nella produzione e lavorazione della plastica. “Campagna mediatica basata sulla mala informazione. Lo sapete che la produzione di carta e vetro hanno un impatto ambientale quattro volte superiore a quello della plastica? Alcuni recenti studi portati avanti da numerose università hanno permesso di osservare che la plastica ha un impatto ambientale inferiore a quello del vetro e della carta. Il vetro, innanzitutto, proviene da un processo di produzione più difficile, perché sono utilizzati molti più materiali che per la plastica, e più costoso per le aziende. Inoltre sono alte le spese che le aziende devono sobbarcarsi per lo smaltimento del vetro e, specialmente in Italia, è molto utilizzato il processo del vetro “a rendere”, con un conseguente impiego maggiore di mezzi per il loro trasporto e un aumento dell’inquinamento base, lo smog“.

Questo il pensiero di Fabrizio Fattori: “La plastica in sé non è inquinante ma è il nostro comportamento che causa l’inquinamento. L’intento delle aziende del settore quindi non è quello di tralasciare l’utilizzo della plastica, ma di sensibilizzare i consumatori sul riciclaggio dei materiali. Inoltre negli ultimi quattro decenni, l’uso della carta è aumentato del 400%. La deforestazione è diventata un grave problema, sia nelle aree in via di sviluppo che in quelle sviluppate.Tra le emissioni di diverse industrie, l’industria della cellulosa e della carta ha un impatto significativo sull’ambiente. Producono ossidi di azoto, ossidi di zolfo e anidride carbonica. L’azoto e il diossido di zolfo sono tutti fattori chiave nelle piogge acide, mentre il biossido di carbonio è la causa dei cambiamenti climatici come gas serra.Nessuno conosce i processi di lavorazione e sbiancamento necessari per rendere quella cellulosa perfetta per una risma; non si sa nulla dell’immane quantitativo di mercurio utilizzato durante i processi produttivi e riversato dalle cartiere nei corsi d’acqua; non si conosce quale impatto possa avere l’utilizzo e lo spreco di carta sulle foreste del pianeta“.

La Tecnopack è una piccola e media impresa, una di quelle realtà che fa parte e sostiene il tessuto produttivo ed economico del paese. La Tecnopack, che si occupa di lavorazione, trasformazione e produzione di plastica per imballaggi, ha 14 dipendenti. 14 famiglie, un motivo d’orgoglio ma anche un fardello per l’imprenditore Fabrizio Fattori.

Fabrizio, che ha la sua sede operativa ad Arzano (in provincia di Napoli) ha lanciato in occasione di un’intervista a Il Rinascimento un vero e proprio grido d’allarme. Al centro della questione c’è l’ormai nota plastic tax un’imposta inserita nell’ultima manovra varata dal governo giallo-rosso.

Un nuovo, l’ennesimo balzello, approvato per ragioni ambientaliste (e per consentire allo Stato di fare cassa) ma che dietro le quinte nasconde un mondo: quello delle imprese impegnate in questo settore. Imprenditori e lavoratori che rischiano di restare con un pugno di mosche tra le mani.

La plastic tax ci distruggerà – ci ha detto Fabriziogià abbiamo costi enormi tra tasse, spese fisse, manodopera, burocrazia, trasporto (che incide il 20%, ndr) ed energia. Adesso aumenterà del 50% l’esposizione finanziaria, già alta per l’Iva e il Conai, elevando in modo esponenziale il rischio d’impresa“.

Per Fabrizio, se le cose non dovessero cambiare, non c’è che una strada soltanto: delocalizzare, andare via dall’Italia. “Ad Est, in paesi come la Serbia, la Slovenia e anche l’Albania, i costi fiscali, previdenziali, energetici, di manodopera e di trasporto sono bassissimi“.

Eppure quello della plastica è uno dei settori economici più produttivi d’Italia. Il Belpaese è il secondo produttore d’Europa, la Campania è la terza regione produttrice della penisola. Dunque, perché questo accanimento? È solo un discorso economico e ambientale?

Secondo me c’è molta disinformazione. Scommetto – ha affermato Fabrizioche in pochi conoscono il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi, ndr) ai quali le aziende del settore già pagano una tassazione stabilita da tre classi in base ai prodotti lavorati: A, B e C. Inoltre come già accennato sopra non si conoscono tutti i valori di inquinamento della produzione di vetro e carta“.

Continua Fabrizio: “Se nel 2020 abbiamo ancora la plastica, fondamentale nella vita quotidiana di tuttibasta pensare agli alimenti o ai prodotti medicali ci sarà un motivo. Ora queste politiche porteranno ad un inevitabile aumento dei prezzi che ricadranno proprio sui i consumatori. Se parliamo di ambiente avrei puntato su incentivi che favorissero il riciclo della plastica considerato che la stessa plastica per propria natura può essere rigenerata infinite volte. Incentivi sia per i privati come ad esempio fa la Germania la quale trasforma in sconto sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti ogni kilogrammo di plastica differenziata e incentivi per le aziende per spingerle ad investire in macchinari per rigenerare e togliendo vincoli e burocrazie assurdi per le licenze di ritiro e stoccaggio di plastica da rigenerare. Nello specifico nella regione Campania a causa della vicenda della “terra dei fuochi” ottenere la licenza è un miraggio“.

Insomma Fabrizio e tanti come lui saranno penalizzati fortemente. Eppure la sua storia è nata anni fa, radicata su questo territorio dove fare impresa è davvero difficile. L’avventura di Fabrizio è iniziata nel 1999 quando ha cominciato a lavorare insieme al padre. Poi l’azienda ha iniziato ad ingrandirsi e dal polistirolo espanso è sopraggiunta una forte richiesta di plastica per imballaggi.

Così ho deciso di mettermi in proprio – ha dichiarato Fabrizioa quei tempi in Italia non c’era molta concorrenza. Abbiamo comprato i macchinari per le lavorazioni ed ecco che ci siamo strutturati per la vendita di plastica per imballaggi in vari formati. Nel 2006 abbiamo inaugurato un nuovo stabilimento che ci ha permesso di fare in loco, lavorazione trasformazione e produzione della plastica. Dal 2009 al 2013 abbiamo anche provato a produrre borse utilizzando gli scarti della plastica che noi stessi rigeneriamo – a proposito di ambientalismo – ma per adesso abbiamo sospeso questo progetto“.

Ma su tutte c’è una cosa che a Fabrizio proprio non va giù ed è quella di sentirsi trattato, “come un criminale. Quando parlo con alcune persone e mi chiedono, ‘tu di cosa ti occupi’ ed io rispondo, ‘gestisco un’azienda che produce plastica’, vengo guardato con sdegno. Quasi come se avessi commesso il più grave reato del mondo“. Poi ci chiediamo perché gli imprenditori scappano dall’Italia, un paese dove la busta biodegradabile per la spesa è classificata dal CONAI come classe C ( tassa che vale euro 0,54 al kg), la categoria più costosa per lo smaltimento.

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Andrea Aversa

Giornalista pubblicista e curatore delle sezioni “Esteri” ed “Economia”