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Operazione “All in” in Sicilia, le mani della mafia sulle scommesse: 10 arresti

Operazione "All in" in Sicilia, le mani della mafia sulle scommesse: 10 arresti

Le mani della mafia sulle concessioni statali del gioco e delle scommesse.  L’operazione, denominata ‘All in‘, ha permesso l’esecuzione di 10 misure cautelari personali e il sequestro di imprese con volumi di gioco per 100 milioni di euro. Il gip del tribunale del capoluogo siciliano ha inoltre disposto il sequestro preventivo di 40 milioni di euro. Cinque persone sono finite in carcere, tre ai domiciliari e per due è stata applicata la misura del divieto di dimora nel territorio del Comune di Palermo.

Le accuse, a vario titolo, sono di partecipazione e concorso esterno in associazione di stampo mafioso, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, questi ultimi reati aggravati dalla finalità di aver favorito i clan palermitani. L’indagine ha svelato la “sistematica ricerca del potere economico da parte di Cosa Nostra“, spiegano gli investigatori, con particolare riferimento “all’acquisizione del controllo del lucroso settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive”. La “rilevante capacità economica sviluppata”, continua la Guardia di finanza, è testimoniata dalle acquisizioni patrimoniali operate negli ultimi mesi, a conferma della “concreta minaccia delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico legale, oggi in seria difficoltà a causa delle conseguenze derivanti dall’emergenza epidemiologica connessa alla diffusione del Covid-19”.

Le complesse investigazioni condotte dagli specialisti antimafia del Gico del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, seguite da un pool di sostituti coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore de Luca, svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami dei flussi finanziari, hanno consentito di delineare il grave quadro indiziario, confermato dalla valutazione del Giudice: in particolare, hanno consentito di: fornire una plastica dimostrazione della sistematica ricerca del potere economico da parte di Cosa Nostra, con particolare riferimento all’acquisizione del controllo del lucroso settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive; delineare l’esistenza di un gruppo di imprese gravitante, secondo l’accusa, intorno alle figure centrali di Francesco Paolo Maniscalco, già condannato per la sua organicità alla famiglia di Palermo Centro, e di Salvatore Rubino che avrebbe messo a disposizione dei clan la propria abilità imprenditoriale al fine di riciclare denaro di origine illecita e, al contempo, di esercitare un concreto potere di gestione e imposizione sulla rete di raccolta delle scommesse; ricostruire le metodologie attraverso cui l’organizzazione criminale è riuscita ad infiltrarsi nell’economia legale attraverso il controllo di imprese – la cui gestione operativa occulta sarebbe stata progressivamente demandata a Vincenzo Fiore e Christian Tortora – che detengono, anche a seguito della partecipazione a bandi pubblici, le concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive, sviluppando nel tempo una strategia operativa di stampo aziendalistico protesa alla massimizzazione dei profitti.

L’ambizioso ‘progetto aziendale’ mafioso ha beneficiato di finanziamenti provenienti sia dal mandamento di Porta Nuova, ad opera del cassiere pro tempore che ha investito, ottenendone profitto, liquidità destinate anche al sostentamento dei carcerati, sia dal mandamento di Pagliarelli attraverso l’acquisto di quote societarie operato presumibilmente dai fratelli Camilleri, imprenditori collusi vicini al reggente del momento, investimento poi liquidato a causa di dissidi interni, con l’erogazione, in più tranche, di oltre 500mila euro.

Negli anni, grazie alla loro abilità imprenditoriale e ai vantaggi derivanti dalla vicinanza ai clan, gli indagati hanno acquisito la disponibilità di un numero sempre maggiore di licenze e concessioni per l’esercizio della raccolta delle scommesse, fino alla creazione di un impero economico costituito da imprese – formalmente intestate a prestanomi compiacenti tra i quali, per l’accusa, Antonino Maniscalco e Girolamo Di Marzo – che complessivamente nel tempo sono giunte a gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro. La rilevante capacità economica sviluppata è testimoniata dalle acquisizioni patrimoniali operate negli ultimi mesi, a conferma della concreta minaccia delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico legale, oggi in seria difficoltà a causa delle conseguenze derivanti dall’emergenza epidemiologica connessa alla diffusione del Covid-19.Infatti, il gruppo imprenditoriale indagato, in quest’ultimo periodo, ha acquistato, nel quartiere Malaspina, senza necessità di contrarre finanziamenti bancari: un immobile dichiarato a partire dallo scorso febbraio come ufficio amministrativo di una delle società del gruppo; il 15 maggio scorso un’ulteriore agenzia scommesse, entrambi oggetto del provvedimento di sequestro eseguito. L’odierna attività conferma il perdurante impegno della Guardia di finanza, sotto la direzione della locale Direzione distrettuale antimafia, per individuare i segnali di inquinamento dell’economia da parte delle consorterie criminali mafiose, contrastando ogni forma di possibile arricchimento connesso alla disponibilità e all’investimento di capitali di provenienza illecita e allo sfruttamento della contingenza emergenziale quale volano per l’infiltrazione della Mafia nel tessuto produttivo nazionale.

Alessandro Fucci
Alessandro Fucci