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Morte Regeni, l’audizione choc: “Torturato più volte, almeno 4 depistaggi”

Torture “a più riprese” su varie parti del corpo. Sono le parole dai magistrati della procura di Roma durante l’audizione in commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friuliano ritrovato senza vita il 3 febbraio nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani.  “L’autopsia eseguita in Italia – spiegano –  ha dimostrato che le torture sono avvenute a più riprese, tra il 25 gennaio e il 31 gennaio. L’esame della salma depone per una violenta azione su varie parti del corpo. I medici legali hanno riscontrato varie fratture e ferite compatibili con colpi sferrati con calci, pugni, bastoni e mazze. Giulio è morto, presumibilmente il 1 febbraio, per la rottura dell’osso del collo”.

Sarebbero stati almeno quattro i depistaggi dei servizi segreti egiziani: “Nell’immediatezza dei fatti sono stati fabbricati dei falsi per depistare le indagini. In primis l’autopsia svolta al Cairo che fa ritenere il decesso legato a traumi compatibili con un incidente stradale. Un altro depistaggio – ha spiegato Colaiocco – è stato quello di collegare la morte di Giulio a un movente sessuale con Regeni che viene fatto ritrovare nudo. Esistono poi, altri due più rilevanti tentativi di sviare le indagini”.

“L’uomo, che ha messo in atto il tentativo di depistaggio, ha ammesso di avere ricevuto quelle istruzioni da un ufficiale della Sicurezza nazionale che faceva parte del team investigativo congiunto italo egiziano. Un depistaggio voluto per tutelare, come ha raccontato l’ingegnere, l’immagine dell’Egitto e incolpare stranieri per la morte di Regeni. Su questo episodio – ha spiegato Colaiocco – non ci risulta che la Procura del Cairo abbia mai incriminato nessuno. Il quarto tentativo di depistaggio è legato invece all’uccisione di cinque appartenenti a una banda criminale morti nel corso di uno scontro a fuoco. Per gli inquirenti egiziani era stati loro gli autori dell’omicidio”.

 “Siamo grati ai nostri procuratori e alle squadre investigative per il lavoro instancabile svolto in questi quattro anni in sinergia con noi e la nostra legale. Se oggi abbiamo i nomi di alcuni dei responsabili del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio e se alcuni di quei nomi sono iscritti nel registro degli indagati lo dobbiamo a loro”. Queste le parole di Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio. “In questi anni di dolori, fatiche e amarezze in cui abbiamo dovuto lottare contro violenze depistaggi, omertà, prese in giro e tradimentiabbiamo imparato quanto è preziosa la fiducia. Oggi per la prima volta i nostri procuratori hanno potuto rendere pubblici gli sforzi e – sottolinea la famiglia- i risultati del loro lavoro e da oggi chiunque in Egitto e in Italia sa che la nostra fiducia in loro è ben riposta. Il loro e il nostro lavoro di indagine va sostenuto con decisione e onestà dalla nostra politica e da qualsiasi istituzione europea che si professi democratica”.

Redazione
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