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M5S: no a Di Battista leader. Crimi stoppa

‘Gli Stati Generali servono a capire ‘cosa’ vogliamo e chi vogliamo essere. Vogliamo una governance collegiale? O ancora il capo politico? Il ‘come’ discenderà in modo naturale. Prima vediamo se la leadership sarà tematica o politica. Se sarà rappresentativa di tutte le anime, allora ci saranno candidature individuali. Altra cosa se deve rappresentare una maggioranza, allora è pensabile che si possano votare delle squadre”. Lo dice a La Stampa Vito Crimi, capo politico dell’M5S, alla vigilia dell’apertura degli Stati generali del Movimento, precisando che “un voto sulla leadership ci sarà subito dopo gli Stati Generali.

La tendenza è verso una maggiore collegialità. Non ci sono leader naturali nel M5S”, afferma a proposito di Di Maio. ”Io auspico una soluzione di sintesi e sono certo che ci sarà un documento finale unitario”. Sulle parole di Alessandro Di Battista che dice l’M5S ha fatto di tutto per evitare una sfida vera che lo avrebbe incoronato leader, Crimi commenta che ”sono frasi che di per sé creano divisioni. E le vittorie sono effimere quando creano divisioni. Noi non abbiamo le correnti perché non abbiamo differenze ideologiche. Al massimo diverse sensibilità sugli stessi obiettivi. Non c’è una questione Casaleggio e Rousseau – sottolinea -, ma un dibattito su quali strumenti usare per cosa. È ovvio che bisogna regolamentare il rapporto con l’Associazione Rousseau.

Ma la piattaforma è uno strumento, Davide l’ha creata e la gestisce, Ed è anche uno dei fondatori del M5s, oltre a essere con Di Maio nell’atto costitutivo dell’Associazione M5S”. “Anche io – dice ancora Crimi – ritengo che arrivare al terzo mandato parlamentare sia una forzatura. Diverso il discorso su un’esperienza da consigliere comunale. Immagino un percorso in cui, se vuoi candidarti a parlamentare, prima fai un mandato comunale. Ti fai le ossa, coltivi il rapporto con gli attivisti e poi vai a Roma. Quanto alle alleanze, se ne parlerà: diciamo che se ci sono le condizioni è più possibile allearsi con il Pd che con altri. Ma dipende da cosa vogliamo fare da grandi. Se restare forza di governo oppure no. Ci sono temi che dividono -penso all’immigrazione e alle autonomie- sui quali va trovata un’unità. E’ fondamentale darsi prima un’identità dai contorni chiari. Le eventuali alleanze verranno di conseguenza”.

Redazione
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