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La spia russa non risponde al Gip, Walter Biot sceglie il silenzio davanti al giudice

Resta in carcere Walter Biot, il militare arrestato ieri per l’accusa di spionaggio. Lo ha deciso il gip di Roma, Antonella Minunni, che ha sciolto la riserva al termine dell’udienza di convalida emettendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Sono al momento 181 le foto di documenti cartacei classificati trovati nella scheda di memoria sequestrata ieri a Walter Biot, il militare italiano arrestato per spionaggio. Il dato emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma, Antonella Minunni. L’analisi della memoria ha evidenziato la presenza anche di 9 documenti classificati come ‘riservatissimi’ e 47 di tipo ‘Nato Secret’. L’ufficiale arrestato per spionaggio Walter Biot gestiva documenti coperti da segreto preordinati alla sicurezza dello Stato, secondo l’ordinanza, e si occupava, tra l’altro, della proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu. Nel corso dell’interrogatorio di convalida e garanzia, dopo l’arresto in flagranza martedì sera, il militare della Marina ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il difensore ha chiesto al giudice gli arresti domiciliari.

Nell’ordinanza vengono evidenziate le “accurate modalità nell’agire, quali ad esempio l’inserimento della scheda Sd all’interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo”. Per il giudice sono “elementi sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”. ‘Non è stata una attività isolata e sporadica. Le sue sono state ‘modalità esecutive – scrive il giudice – che mostrano in maniera palmare l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle suddette azione desumibile dai parecchi strumenti utilizzati (4 smartphone) e dagli accorgimenti adottati’.

“Sono frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la mia posizione”, è quanto affermato da Biot davanti al Gip di Roma nel motivare la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il militare, difeso dall’avvocato Roberto De Vita, ha contestato la ricostruzione della vicenda ma “ha chiesto tempo per raccogliere le idee” e quindi potere affrontare l’interrogatorio con gli inquirenti che lo accusano di spionaggio.

Sono Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell’ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, i due funzionari russi espulsi dall’Italia dopo il caso di spionaggio che ha coinvolto Biot. Lo si apprende da fonti autorevoli.

Claudia Carbonara, la moglie di Biot, rivela al Corriere della Sera che suo marito “era veramente in crisi da tempo, aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. L’economia di casa. A causa del Covid ci siamo impoveriti, lo sa?”, dice.

“Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l’ha fatto neanche questa volta, ve l’assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perché non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa…”, le parole della donna riportate dal quotidiano Interpellata sullo stipendio fisso di Biot, Carbonara risponde: “Sì tremila euro, ma non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268mila euro di mutuo, 1.200 al mese. E poi la scuola, l’attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare”. Poi aggiunge: “Niente vizi, niente lussi, attenzione, solo la vita quotidiana che però a lungo andare fa sentire il suo peso”.

Sulla scelta di passare segreti militari ai russi, replica: “Guardi, se solo me ne avesse parlato ne avremmo discusso insieme, avrei provato a dissuaderlo”. “Lui per 30 anni c’è sempre stato, ha servito il Paese, Walter si è sempre speso per la patria e lo ribadisco: anche se ha fatto quello che ha fatto sono sicura che avrà pensato bene a non pregiudicare l’interesse nazionale”, sostiene la donna.

Redazione
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