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Il regalino di Berlusconi a Forza Italia: 100 mila euro per le casse del partito

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Forza Italia resta sempre una ‘questione di famiglia’. Quando non ci pensa il fondatore Silvio Berlusconi in prima persona (dal 2014 ha sborsato di tasca propria oltre 100milioni di euro per ripianare l’ingente massa debitoria accumulata negli anni), ci sono le sue aziende o i familiari a rimpinguare le casse del partito. L’11 febbraio, apprende l’Adnkronos, la Fininvest presieduta dalla primogenita dell’ex premier, Marina, ha staccato un assegno di 100mila euro, confermandosi il principale ‘finanziatore’ del movimento nato nel ’94. Spulciando l’elenco di ‘contributi, prestazioni e altre forme di sostegno percepite nel 2021” e resi pubblici in base alla cosiddetta legge spazza corrotti , spicca, infatti, l’obolo versato dal gruppo del Biscione, per l’esattezza dalla ‘Finanziaria d’investimento Fininvest spa’ con sede a Roma, in Largo del Nazareno. Sempre la Fininvest, il 3 febbraio del 2020, aveva donato la stessa cifra, così come un anno prima, il 15 luglio 2019, (altri 100 mila euro). In totale, insomma, i la holding della famiglia del Cav ha ‘contribuito alla causa’ per 300 mila euro nell’ultimo triennio, ogni volta sottoforma di erogazione secondo la legge numero 3 del 2019 (ex articolo 1, comma 11). In particolare, nel 2019, in soccorso delle finanze azzurre era arrivato pure Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier, che l’8 maggio aveva offerto 100 mila euro. Qualche anno fa, lamentandosi dei costi della politica, il Cav si lasciò scappare questa battuta a una riunione dei suoi gruppi: “Prima i soldi li mettevo tutti io per finanziare Fi, poi, quando hanno fatto una nuova legge che ha imposto il tetto di 100mila euro, ci hanno pensato i miei figli e il mio amico Ennio Doris…”. Tra gli azzurri, c’è chi ha interpretato il recente ‘contributo aziendale’ non solo come il modo (di fatto l’unico) per ridurre il ‘passivo’ del partito, ma anche come un segnale positivo, ovvero la dimostrazione che Berlusconi non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo storico brand. Insomma, un segnale per rilanciare. Non a caso, anche da quando si è insediato il governo Draghi il leader azzurro non perde occasione per rimarcare le differenze dalla destra sovranista di Salvini-Meloni, ricordando agli alleati Lega-Fdi che senza Fi e un centrodestra unito si perde dappertutto.

Redazione
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