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Il governo Draghi tra alleanze e numeri

Conferito a Mario Draghi l’incarico di formare un nuovo Governo, adesso si deve “costruire” una maggioranza. I numeri al momento non ci sono, anche se è improbabile che alla fine non si troveranno. Del resto, Sergio Mattarella ha fatto “un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento” affinchè gli conferiscano la fiducia per formare “un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Ma a Draghi – che ha accettato l’incarico “con riserva” – in questa fase toccherà usare anche il pallottoliere. Al momento – per quanto riguarda l’ex maggioranza – può contare sull’appoggio sicuro solo di Pd e Italia viva. Ma mentre in Iv c’è entusiasmo (“Penso che Draghi sia il miglior presidente del Consiglio per l’Italia, in particolare in questo momento, è la speranza del Paese”, ha detto ieri Matteo Renzi), il Pd – che comunque appoggerà l’ex numero uno Bce – mantiene un atteggiamento più cauto e cerca di conservare un coordinamento con gli alleati M5s e Leu. Ieri si è tenuto un incontro in remoto tra i leader dei tre partiti, e al termine il leader dem Nicola Zingaretti ha affermato che “è positiva la disponibilità di Pd, M5s e Leu di voler continuare a tenere aperta una prospettiva politica unitaria”. Il vicesegretario Andrea Orlando ha comunque parlato di “incontro interlocutorio”, spiegando che c’è è stato un “clima positivo” ma si registrano “posizioni diverse”. Chi sembra in piena fibrillazione è il Movimento 5 stelle, ufficialmente contrario alla nascita di un Governo tecnico con Draghi premier. I toni perentori usati a caldo dal capo politico Vito Crimi ieri sono stati in parte smorzati da Luigi di Maio. “Io credo che il punto non sia attaccare o meno Draghi, che è un economista di fama internazionale che ha legittimamente e correttamente risposto a un appello del capo dello Stato. Io credo che il punto, e prescinde dalla figura di Mario Draghi, è che la strada da intraprendere a mio avviso è un’altra, è quella di un Governo politico”, ha detto il ministro degli Esteri durante l’assemblea di deputati e senatori. Tra i vertici c’è preoccupazione per possibili spaccature, con il rischio che eletti di orientamento più moderato, non condividendo la contrarietà a Draghi in questa fase, abbandonino il Movimento. “In Parlamento siamo la forza politica più grande e come abbiamo già dimostrato, siamo determinanti. Ora dobbiamo mostrarci compatti, serve unità. Nessuno provi a dividerci”, ha aggiunto di Maio, sottolineando quello che è il timore principale.

Redazione
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