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Il comico in campo per salvare il Governo

Giuseppe Conte e Beppe Grillo, in tandem, in campo per rilanciare la maggioranza. Il primo, ospite di “diMartedì” non risparmia stoccate alla Lega e lancia il bonus da 2mila euro per i pagamenti digitali, rimettendo al centro, così una strada nella lotta all’evasione che nei mesi scorsi ha visto Luigi Di Maio perlomeno scettico. L’ex comico, dopo aver visto i senatori, a tarda sera incontra i deputati del Movimento.

E, a entrambe le assemblea, la strategia del fondatore dei Cinque Stelle è unica: convincere i parlamentari a sostenere con fermezza il governo con il Pd e, allo stesso, tempo, andare in soccorso del capo politico nella difficile opera di ricompattamento dei pentastellati. La lunga giornata di Grillo ha quindi una cosa notturna. L’Elevato, di fatto, torna sulla terra ben conscio del rischio implosione del Movimento. E con lui c’è anche Davide Casaleggio, inedito partecipante alle assemblee dei parlamentari dopo mesi in cui anche il figlio del guru del M5S è finito nel mirino per il suo ruolo spesso considerato troppo influente. Ma Grillo, se da un lato ribadisce la strada forse meno gradita a Di Maio, quella dell’asse con il Pd, dall’altro blinda la leadership del ministro degli Esteri. “Di Maio va sostenuto. Nessuno fa le cose di Di Maio, nessuno è in grado di stare in Libia e di venire qui a vedere se dico cazzate”, sottolinea, con un velo di ironia, l’ex comico, prima di blindare anche Casaleggio e la piattaforma Rousseau. “Rousseau è una grande idea, e Davide è una persona onesta”, assicura Grillo a degli eletti sempre più restii a concedere le restituzioni senza farsi troppe domande. Il tackle di Grillo arriva proprio mentre Conte persegue la sua offensiva anti-leghista.

“Il consenso di Salvini? Credo stia scemando stando ai sondaggi…”, è la frecciata del premier che rilancia, dal salotto di Floris, l’idea del cashback per chi paga con la carta. “Ma il ventaglio dei pagamenti digitali sarà ampio e accessibile a tutti”, assicura Conte che aggiunge: “dalla lotta all’evasione può arrivare un tesoretto da 100 miliardi”. L’asse con l’ex comico – che vede nel pomeriggio – è saldo e lo testimoniano le parole di Grillo ai deputati: “il Pd non è più quello di prima, possiamo stringergli le mani”, spiega il Garante del M5S esortando anche ad una comunicazione meno “manettara” e più ironica e ricordando ai deputati un principio delle origini: “siete portavoce, non parlamentari”.

Nel frattempo, sempre in notturna, Matteo Salvini torna alla carica dalla tv. “Fare 5 cose insieme in fretta, cambiare il Paese e tornare a votare”, torna alla proporre il leader della Lega consapevole del potenziale destabilizzante della sua ipotesi per il governo. Governo che, a inizio gennaio, tra le altre cose sarà chiamato a trovare un punto di caduto sul presidente della commissione banche. E la tensione sula possibile presidenza di Elio Lannutti è altissima. “Le sue capacità non discutono e sul figlio non c’è conflitto di interessi”, spiega il ministro Stefano Patuanelli.

Beppe Grillo torna alla ribalta per riprendersi la funzione di garante del M5s e tentare di dare lui il via libera ad un accordo con gli alleati di governo sulla nomina per la commissione: insomma provare ad arrivare dove Luigi Di Maio e lo stesso premier Giuseppe Conte non possono arrivare. E’ una cortina di ferro che si erge attorno a questo governo: da una parte il fondatore del M5s che ha dato mandato al capo politico di andare avanti con questa maggioranza, e dall’altro il premier che confida di avere con i nuovi alleati “maggiore consonanza” per quanto riguarda “obiettivi e finalità” di programma ma anche di vedute (“il linguaggio di Salvini e Meloni non mi appartiene”).

E che confida di avere “piena sintonia” con Grillo sul fatto che quest’esperienza di governo rappresenti “un’occasione storica” per migliorare il paese. Al punto di rivelare di aver votato M5s alle Europee.

Il premier torna a parlare di “responsabilità”, della necessità di dare risposte e ricorda che l’intesa nel nuovo governo è ampia e saprà dispiegarsi nel tempo: “abbiamo chiesto la fiducia su 29 punti programmatici ed è chiaro che non possiamo fare tutto insieme”. E anche Grillo, incontrando i senatori M5s a palazzo Madama assicura: “Per fare le cose serve tempo e pazienza”. Un passo alla volta, dunque, anche se quello che oggi la maggioranza deve risolvere è però il nodo della Popolare di Bari, per il quale il premier assicura che il governo “sarà inflessibile sulle responsabilità dei manager”, e quello della Commissione banche tornato in primo piano proprio con la crisi della banca. Per ora la convocazione della Commissione che deve eleggere il suo presidente, in quota M5s, è stata rinviata ma il nodo va risolto in fretta.

Il M5s ha fatto una sua votazione interna dalla quale il candidato emerso è il senatore Elio Lannutti, fondatore di un’associazione di difesa degli utenti bancari e assicurativi, ex parlamentare di Italia dei Valori. Lannutti si è presentato da Beppe Grillo con un avvocato difensore d’eccezione: Antonio Di Pietro. Hanno parlato con Grillo ed uscendo hanno confermato che il senatore non farà alcun passo indietro: “io non mollo, anche Di Maio mi ha detto di andare avanti” assicura il senatore. Ma il Pd non ne vuole sapere: “Uno degli estimatori dei protocolli dei Savi anziani di Sion non può fare il presidente della Commissione: non avrà i nostri voti”. E visto che sulla sua candidatura la maggioranza non c’è i dem chiedono al leader pentastellato di prenderne atto e a Lannutti di agire di conseguenza. Il M5s non si tira indietro: pur ribadendo come il gruppo parlamentare abbia “la piena autonomia nell’indicare un nome” evidenzia pure come il presidente non potrà essere che “frutto di un accordo di maggioranza”.

Spunta insomma un piano B che evidenza, come indiscrezioni, ipotesi alternative. Per non vanificare il voto dei parlamentari la scelta potrebbe cadere sul secondo più votato dal gruppo dopo Lannutti: il deputato Alvise Maniero. Ma in pole ci potrebbero essere anche altri profili. Due donne in particolare: la presidente della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco e il Questore del Senato Laura Bottici. In entrambi i casi si libererebbe un posto alla presidenza della commissione Finanze o il ruolo di Questore a Palazzo Madama. Caselle che potrebbero andare al Pd. Quanto ad Italia Viva, un’ipotesi che circola è che potrebbe spuntarla per la presidenza della Commissione sui fatti di Forteto, il cui avvio, come la Commissione banche è stato rinviato. Intanto Grillo interviene anche per cercare di ricompattare le truppe M5S, dopo l’addio di tre parlamentari passati alla Lega e l’astensione di quattro senatori sulla manovra. “I fuoriusciti dal M5s? Io non riesco a convincere nessuno, se una persona cambia idea lo può fare” allarga le braccia Grillo prima di incontrare i gruppi parlamentari del M5s. Dove tuttavia risulta assente il senatore Gianluigi Paragone. Contro di lui sembra montare una nuova fronda M5s e chiedono le sue dimissioni sia il vicepresidente del Gruppo alla Camera, Riccardo Ricciardi, sia il deputato Michele Gubitosa.

Redazione
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