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E’ Conte il nuovo leader della sinistra

Dopo il Consiglio europeo di Bruxelles “ora il presidente del Consiglio è molto più forte: è il leader più nuovo di quelli in campo e sia lui a diventare il capo di una alleanza politica che sfiderà la destra”. Così Goffredo Bettini in un’intervista a La Stampa. “L’essenziale di ciò che è accaduto è questo: una svolta storica in Europa che supera definitivamente le politiche di austerità e tecnocratiche e afferma i principi della solidarietà e di un rischio comune. L’Italia ne è stata protagonista. Ha ottenuto ingentissime risorse. Conte, il governo ed anche il Pd si sono grandemente rafforzati da questo risultato comune.

Le fibrillazioni di qualche tempo fa sono destinate a rimanere marginali. Conte guiderà l’Italia fino alla fine della legislatura. È naturale che se l’alleanza tra Pd e M5s ottiene buoni risultati, essa via via potrà diventare una intesa politica di lunga durata. Ecco perché mi dispiace che in alcune regioni si vada divisi alle elezioni”, afferma Bettini, “nei mesi passati ho molto sostenuto Conte e il suo governo. Non solo perché non ci sono alternative credibili, ma perché il premier si è dimostrato libero da condizionamenti esterni e coraggioso nei momenti difficili: Covid, Autostrade, lotta in Europa.

Conte deve restare nell’arena politica. Per certi aspetti è più nuovo e fresco rispetto alla classe dirigente che lo circonda. Sono sicuro che non vorrà fare un suo partito, ma rimanere il capo una coalizione competitiva per battere la destra”. “Esagerata autostima? Per come lo conosco mi pare con i piedi per terra e con la serenità di quelli che sanno di avere nella vita la loro professione e il loro autonomo prestigio”, continua Bettini.

Sulla legge elettorale, afferma Bettini, “Renzi ha rotto un patto da lui sottoscritto e difeso. Ora non c’è più un vincolo di maggioranza da rispettare. Siamo tutti liberi, anche nel confronto con l’opposizione. Niente di drammatico. Chiarito questo, il bipolarismo italiano è stato anomalo e malato. I passaggi di campo innumerevoli. La paralisi delle decisioni ricorrenti.

La scelta del proporzionale può mettere ordine, definire i rapporti di forza con chiarezza e favorire dopo le elezioni coalizioni più responsabili e trasparenti. La legge elettorale va fatta. Non si può tagliare metà dei parlamentari con il referendum e mantenere le cose come stanno. Resterebbero senza rappresentanza interi territori e chi vince prenderebbe tutto, fino alla possibilità di cambiare la Costituzione”.

Redazione
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