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Dpcm di Natale, Zaia all’attacco: “Penso agli anziani costretti a restare soli davanti alla tv”

Dpcm di Natale, Zaia all'attacco: "Penso agli anziani costretti a restare soli davanti alla tv"

A commentare il nuovo Dpcm presentato nella serata di giovedì da Giuseppe Conte è stato Luca Zaia. Il governatore del Veneto ha riflettuto, in un’intervista per il Corriere della Sera, sulla difficoltà che ci sarà voluta a redigere il provvedimento.

Zaia attacca il governo

“Questo e’ un decreto topico, entra nel periodo delle festivita’, del picco influenzale in arrivo a gennaio, della campagna vaccinale piu’ grande di sempre. Per nessun governo sarebbe facile da scrivere. Senza le Regioni, e’ ancora piu’ difficile. La musica e’ stata la stessa di sempre: il governo ci convoca, arriva un testo preconfezionato, lo approvano. La nostra voce, non c’e'”. Pertanto gli spiace dover “constatare che anche questa volta non siamo riusciti a costruire un provvedimento con il governo”, per aggiungere: “Pensavo che si sarebbe potuto lavorare insieme”.

Quanto poi al fatto che il ministro Boccia si meravigli dello stupore delle Regioni, il governatore veneto ribatte: “Non e’ vero che sapevano le modalita’ con cui sarebbero stati chiusi i comuni. Se tutti i presidenti di Regione, con firma di Bonaccini, hanno avuto da ridire, una ragione ci sara’. Per me, il sistema migliore e’ il lavorare sulle bozze. Io la bozza l’ho ricevuta ieri alle 2.30 del mattino con la richiesta di un parere entro ieri a mezzogiorno”. Per Zaia “va riscritto un grande patto sociale. E occorre una campagna di informazione importante” perche’ “a marzo andavamo sui balconi a cantare “andra’ tutto bene”, avevamo paura di morire. Ora, sembra ormai che il Covid sia un problema di chi e’ in ospedale”.

Il pensiero agli anziani

E sull’ultimo Dpcm conclude che quel che non va e’ “il divieto di uscita dai comuni il 25, il 26 e il primo gennaio senza deroghe. Penso agli anziani: sono da tutelare al massimo, ma nei comuni piccoli saranno in casa da soli a vedere in televisione gli assembramenti nelle citta’. Se il presupposto e’ la sanita’ pubblica, il confronto tra un comune di poche centinaia di abitanti e uno da tre milioni come Roma, non regge: chiudi tutto, ma ci sono recinti da tre milioni di persone”. In sostanza, per Zaia, quel che manca nel decreto e’ “una dichiarazione di guerra agli assembramenti di ogni genere e specie. In maniera sistematica, cosa che di certo non facciamo chiudendo i confini comunali tre giorni”.

Redazione
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