• Today is: venerdì, Settembre 18, 2020

Crisi della comunicazione emotiva e rivoluzione linguistica: come rendere efficace l’interazione con le misure di sicurezza

Più delle parole, la verità di ciò che siamo, sentiamo e desideriamo, appartiene ad ogni singola parte del nostro corpo, alla gestualità, e all’espressività: viene definita cinesica, e racchiude tutti i movimenti utilizzati per completare un discorso e aggiungere significato maggiore all’argomento. “Le percentuali esatte variano, ma si dice che la comunicazione verbale costituisca intorno al 30 percento di ciò che viene comunicato, mentre la comunicazione para-verbale e non verbale occupa il restante 70 percento”.

Capita spesso di comunicare qualcosa che viene interpretata in modo diverso dal significato che le avevamo attribuito, e di conseguenza maturano conflitti personali e sciocchi malintesi. Così, in situazioni di discussione, si è soliti dire: “Parliamone di persona, incontriamoci”. Si ha l’esigenza di voler interagire con l’aspetto emotivo dell’altro, ricercare discorsi silenziosi negli sguardi profondi, certezze tra le dita e sicurezza nella postura. Quel “parliamone” diviene “osserviamoci, sentiamoci”. Non sempre le definizioni riescono a star dietro alle emozioni e può capitare che ci vadano addirittura contro ribaltandole totalmente, così le parole esprimono qualcosa di non reale ma il corpo ne dimostra il contrario: “vattene via” pronunciano le labbra, “resta” implora il viso. Un viso, che per le norme di sicurezza a causa Coronavirus è imprigionato in soffocanti mascherine; un corpo distante dall’altro con le mani sigillate in guanti di lattice che intimorite dal contatto si muovono solo per igienizzarsi. Questa mutilazione della parte emotiva nell’interazione rende tutti un po’ afoni: non si hanno le parole giuste per esprimere ciò che si sente e non si possiedono infrarossi che permettano di vedere cosa c’è sotto, dentro.

Oltre a quella sanitaria, siamo in una vera e propria rivoluzione linguistica, in cui a perdere è la comunicazione non verbale che riguarda tutto ciò che non appartiene al livello puramente semantico del messaggio ossia il significato delle parole, ma è l’insieme dei segnali lanciati dal corpo e che sono un’inesauribile fonte di informazione sul comportamento e sulle intenzioni altrui. Ma come rendere efficace la comunicazione rispettando le attuali misure di sicurezza responsabili della propria salute e di quella degli altri? A sconvolgersi sono state anche le abitudini di conversazione, adesso è necessario che si utilizzino i pochi mezzi a disposizione nella maniera più idonea possibile per dialoghi che siano confronti piacevoli e non scontri. “Le parole sono finestre oppure muri”, dichiarava Marshall B. Rosenberg nel suo manuale dal medesimo nome: “una comunicazione di qualità con sè stessi e con gli altri è oggi una delle competenze più preziose”, ed essendo abilità può essere esercitata e migliorata da tutti. Comprendere che l’altro in quanto tale possiede un proprio pensiero non necessariamente simile al nostro permette di accettare la diversità e distaccarsi da aspettative controproducenti alimentando comprensione ed empatia, d’altronde non esiste prospettiva senza due punti di vista. Inoltre, il tono giusto permette di dire (quasi) qualsiasi cosa, quindi modificare il linguaggio e la vocalità consente di dare gentilezza al significato del messaggio.

Se per incoraggiare qualcuno non è più possibile lanciare una pacca sulla spalla, bisogna trovare il modo che le parole rimbombino quella pacca. Se per consolare qualcuno non è più possibile abbracciarlo, la dolcezza e la speranza devono amplificarsi più di ciò a cui eravamo abituati. Se non si può più godere di un sorriso, e lasciare che venga percepito il proprio, è importante per sé stessi e per gli altri che si diano e ricevano maggiori certezze. Ciò che prima riuscivo a comprendere dal tuo corpo senza che me lo ripetessi, oggi ho bisogno che tu me lo dica più insistentemente. Non annoiamoci né vergogniamoci dell’essere umani, e nell’esigere amore e fiducia per contrastare le fragilità. Nei secoli, e con le nuove tecnologie si è riusciti ad innamorarsi dietro ad uno schermo, impareremo momentaneamente a farlo anche dietro ad una mascherina.

Avatar
Federica Nastri

Educatrice, Pedagogista, Mediatrice Familiare - Seguimi su Facebook