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Covid, la lunga crisi: “in Italia crollo del Pil del 9,5%”

Covid, la lunga crisi: "in Italia crollo del Pil del 9,5%"

“Sia la recessione che la ripresa saranno disomogenee”, “i dati aggregati a livello europeo nascondono considerevoli differenze fra Paesi”. Così il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni.
“Tra i Paesi più grandi, l’Italia è stata colpita per prima e con più forza, con le misure di contenimento che ora cominciano ad essere rimosse gradualmente, l’economia comincerà la ripresa dalla seconda metà del 2020. Ciononostante, si prevede che la ripresa italiana prenderà più tempo che negli altri Paesi”, ha detto Gentiloni.

Lo shock di Covid-19 “ha portato a un improvviso riprezzamento dei rischi a marzo. In Europa, le azioni e le obbligazioni societarie ad alto rendimento hanno registrato la vendita più rapida del secolo”. “Nei mercati del debito sovrano dell’Eurozona, l’epidemia ha comportato un aumento degli spread, indicando le preoccupazioni degli investitori che la crisi potrebbe portare a divergenze nell’area dell’euro e che la risposta politica sia insufficiente”, ha spiegato il commissario Ue all’economia.

Il Mes è “un’opportunità” per i Paesi Ue, e “quelli con tassi d’interesse più alti possono essere più interessati di altri”, ma sta al Governo italiano decidere. “In Italia c’è una discussione ma non sta alla Commissione dare un’opinione”, perché “come Commissione noi confermiamo solo l’eleggibilità che sarà comunicata all’Eurogruppo per tutti. Starà poi agli Stati decidere se usare la linea di credito o no”, ha aggiunto Gentiloni.

“All’interno dell’Ue la pandemia potrebbe lasciare cicatrici permanenti, come un gran numero di fallimenti e più elevati effetti di isteresi (protrarsi delle conseguenze economiche anche in futuro, ndr) nel mercato del lavoro, che non sono stati presi in considerazione all’interno dello scenario di base” delle previsioni. Lo scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera. Se la pandemia durerà più a lungo, o ci sarà una seconda ondata, le conseguenze economiche potrebbero essere “molto peggiori”.

“Il termine del periodo di transizione previsto dall’Accordo di recesso siglato dall’Ue e dal Regno unito”, che scadrà il 31 dicembre 2020, “smorzerà la crescita economica, anche se sarà concluso un accordo di libero scambio” fra le due rive della Manica. Lo scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera, precisando che gli effetti negativi colpiranno “in particolare il Regno unito, ma anche l’Ue, anche se in misura minore”.

Pandemia e lockdown spingeranno l’economia italiana in una “profonda recessione”, con una “rimbalzo tecnico nella seconda metà del 2020”, sostenuto dalle misure del Governo, e una “parziale ripresa” nel 2021. Sono le stime economiche di primavera della Commissione Ue che vedono il Pil italiano contrarsi del 9,5% quest’anno, e rimbalzare al 6,5% l’anno prossimo. Le stime si basano su una “ripresa delle attività economiche da maggio”, con “graduale normalizzazione”.

Nel 2019 il deficit italiano all’1,6% ha segnato uno “storico livello basso”, ma nel 2020 “il coronavirus lo spingerà all’ 11%”. Nel 2021 calerà al 5,5%. Sì legge nelle stime della Commissione Ue. Il debito invece, “stabile” al 134,8% nel 2019, “raggiungerà il 159% nel 2020 e scenderà al 153,5% nel 2021, principalmente per dinamiche del Pil”. L’avanzo primario sarà “negativo per la seconda volta dall’adozione dell’euro, pesando fortemente sul debito nel 2020”.

“Nonostante una risposta politica rapida e completa sia a livello Ue che nazionale, quest’anno l’economia europea subirà una recessione di dimensioni storiche”. Lo scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera. Per l’Eurozona il calo nel 2020 sarà del 7,7% e per l’Ue del 7,4%, ma nel 2021 è previsto un rimbalzo importante: +6,3% nella zona euro e +6,1% nell’Unione. Rispetto alle previsioni autunnali, i dati sono stati rivisti al ribasso di circa 9 punti.

“I dati in tempo reale indicano che l’attività economica in Europa è crollata a una velocità inedita nelle ultime settimane, e le misure di contenimento messe in campo dai Paesi membri a metà marzo per rispondere alla crisi hanno messo l’economia in uno stato di ibernazione”. “Vista la gravita di questo shock a livello mondiale senza precedenti, è ora abbastanza chiaro che l’Ue sia entrata nella più profonda recessione economica della sua storia”.

Nel 2020 sarà la Grecia, tra i Paesi Ue, a registrare il maggiore crollo del Pil con una flessione del 9,7% ma l’Italia, con un calo del -9,5%, si piazzerà comunque in seconda posizione. Al terzo posto la Spagna (-9,4%) mentre la Francia registrerà il quinto maggior calo (-8,2%). La Germania dovrebbe invece cavarsela con una flessione del 6,5% classificandosi 18ma nell’Ue dove sarà la Polonia (-4,3%) a subire il danno minore.

“La pandemia avrà un grave impatto sul mercato del lavoro”. “Sono particolarmente vulnerabili” i Paesi “con un’alta proporzione di contratti a breve termine e in cui una grande fetta della forza lavoro dipende dal turismo”. Per l’Eurozona la disoccupazione crescerà dal 7,5% del 2019 al 9,6% nel 2020, per poi calare all’8,6% nel 2021. Nell’Ue, salirà dal 6,7% dello scorso anno al 9% nel 2020, e calerà al 7,9% nel 2021, scrive la Commissione Ue.

“Questa crisi riguarda tutti gli Stati membri, ma la ripresa varia a seconda della severità del contagio, della durata delle misure di contenimento e dello stato dell’economia”, quindi “le economie più forti sono in una posizione migliore per sostenere lavoratori, famiglie e imprese. Dobbiamo evitare di finire con grandi disparità nel mercato interno, che diventano fisse. E’ il motivo per cui dobbiamo subito approvare un piano di rilancio europeo ambizioso”: così il vicepresidente Valdis Dombrovskis.

Alessandro Fucci
Alessandro Fucci