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Coronavirus, preoccupa situazione negli USA: impennata di casi in Texas dopo un comizio di Trump

covid in usa già da febbraio

Negli USA, la propagazione del virus appare ancora inarrestabile, tanto che l’ultimo bollettino parla di ulteriori 55mila nuovi contagi. Inoltre, una vera e propria impennata di contaminazioni si è registrata proprio a Tulsa, in Oklahoma, la città nella quale il 20 giugno il presidente Trump ha messo in scena un contestatissimo (e criticatissimo) raduno in un’arena al coperto.

In quell’occasione, lo staff presidenziale aveva obbligato tutti i partecipanti a firmare un modulo che sollevava gli organizzatori dell’evento da ogni responsabilità per un eventuale contagio. Una precauzione che, a conti fatti, pare si stia rivelando necessaria visto che, secondo i dati forniti mentre in Italia era ancora notte da Bruce Dart, direttore esecutivo del dipartimento della Salute di Tulsa, in appena due giorni nella contea si sono registrati più di 500 nuovi positivi, e il trend appare in costante incremento.

Nel complesso, il numero totale di contagi nella regione è di 4.571 su un totale di 17.894 nell’intero Oklahoma, dove si contano al momento 452 decessi. Pur non riferendosi esplicitamente al comizio che ha segnato la ripresa della campagna elettorale del Tycoon come detonatore dei contagi, il responsabile dell’ente sanitario, parlando con i giornalisti, ha lasciato pochi dubbi al riguardo: “Basta fare due più due. Ci sono stati dei grandi eventi ultimamente? Ognuno può unire i puntini”.

La situazione a livello planetario

Intanto, continuano a crescere i numeri della pandemia da coronavirus a livello planetario. Questa mattina il “contatore” della Johns Hopkins University, uno dei più autorevoli a livello mondiale, segnala il superamento dei 12 milioni di contagi dalla scoperta del Covid-19 in Cina alla fine dell’anno passato. Per la precisione, le diagnosi di positività ad oggi sono in totale 12.041.480, di cui 6.586.742 tornate negative.

Attenzione però: per una percentuale ancora non definita ma comunque significativa di queste, il termine “guarigione” rischia di essere un beffardo eufemismo. La medicina si è ormai resa conto che spesso il superamento dell’infezione da SARS-CoV-2 lascia in chi l’ha subita uno strascico anche molto pesante con conseguenze che vanno oltre la fine della polmonite. “I tempi di osservazione ristretti non permettono di avere dati certi, ma il danno polmonare determinato dalla malattia potrebbe non scomparire alla risoluzione della polmonite”, avverte sul sito della Fondazione Umberto Veronesi Luca Richeldi, direttore del dipartimento di pneumologia del Policlinico Gemelli di Roma e membro del comitato tecnico scientifico della Protezione Civile, per il quale “l’infezione polmonare da coronavirus può lasciare un’eredità cronica sulla funzionalità respiratoria. A un adulto, in media, potrebbero servire da 6 a 12 mesi per un recupero funzionale, che non è detto però che sia sempre completo”.

È inoltre di ieri la notizia, rivelata dal Guardian, di uno studio condotto su dei pazienti britannici che mette in luce i danni che la nuova patologia infligge al sistema nervoso centrale. Il Covid ha causato, sempre a livello planetario, 549.468 vittime.  Attualmente il nuovo coronavirus sta colpendo in maniera particolarmente dura nelle Americhe e in Asia meridionale, mentre sia l’Europa che la Cina sembrano aver contingentato il problema, pure se nel vecchio continente è ormai quasi quotidiana la scoperta di nuovi, ma fino ad ora limitati, focolai. Si conferma invece il “mistero Africa” per la quale al momento la presenza della malattia, in confronto a quanto sta avvenendo nelle aree più colpite, è relativamente bassa. In Australia, è scattato in queste ore il lockdown a Melbourne, dopo un repentino aumento dei contagi. Il paese che sulla carta resta il più colpito dal Covid-19 restano gli Stati Uniti, che hanno superato nelle ultime ore la soglia dei tre milioni di contagi (3.054.699). Con gli oltre novecento morti registrati nelle ultime 24 ore, gli States giungono a piangere ben 132.309 decessi. Va sottolineato che dall’inizio di giugno è la prima volta che per due giorni consecutivi gli Stati Uniti registrano un numero di morti superiore alle 900 unità (l’altro ieri erano stati oltre 1.100).

Alessandro Fucci
Alessandro Fucci