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Coronavirus, imprenditore si uccide in fabbrica per la crisi

Non ha retto psicologicamente alla crisi economica causata dal Coronavirus. Un imprenditore si è ucciso, suicidandosi la notte scorsa nella propria azienda in provincia di Napoli.

La vittima è un imprenditore 57enne residente a Cercola, in provincia di Napoli, che gestiva una piccola azienda di allestimenti. Come tanti è stato costretto a chiudere i battenti dell’attività per il lockdown imposto dal governo per combattere il Coronavirus. E quando il 4 maggio l’esecutivo guidato da Conte ha dato il via libera per una parziale riapertura probabilmente i problemi da affrontare per Antonio, questo il nome della vittima, sono stati troppo grandi. Pagamenti degli stipendi, dei fornitori e delle varie scadenze, un futuro incerto e una crisi economica che si annuncia durissima. Probabilmente per tutti questi motivi l’uomo si è tolto la vita, suicidandosi nel capannone della sua azienda ubicato a Barra, quartiere nella zona industriale di Napoli.

A trovare il corpo dell’uomo sono stati i Vigili del Fuoco, allertati dalla famiglia dell’imprenditore che non aveva fatto ritorno a casa. I pompieri hanno forzato l’ingresso e trovato il cadavere.  Antonio aveva lasciato una lettera d’addio ai familiari. La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta sul caso, sequestrando la lettera.

Redazione
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