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Ci si abbraccia per ritrovarsi interi: il potere terapeutico dell’abbraccio

Ci si abbraccia per ritrovarsi interi”. Nelle parole di Alda Merini riscopriamo il potere dell’abbraccio: è notevole l’effetto terapeutico di benessere che produce sulla salute mentale e fisica il contatto pelle a pelle in grado di trasmettere affetto, fiducia e protezione permettendo alle emozioni di sciogliersi, fluire e scaricarsi evitando di incancrenirsi. Non c’è nulla di peggio che un sovraffollamento di emozioni imprigionate e bloccate “internamente”, capaci di generare un malessere talmente intenso da influenzare il nostro corpo e le relazioni che abbiamo. Due braccia estranee che accolgono un’emozione rappresentano la migliore cura per sé stessi e per gli altri. Vari studi hanno dimostrato che quando veniamo abbracciati il nostro corpo libera le endorfine, degli ormoni che ci trasmettono una sensazione di piacere ed allegria, l’ossitocina, l’ormone dell’amore che provoca benessere, e il deidroepiandrosterone (DHEA) ritenuto l’ormone della gioventù importante per l’umore e per il sistema immunitario.

Bruno e S. Canterini, due scienziati occupati alla Sapienza di Roma, spiegano l’effetto che hanno sul cervello gli abbracci: “La quantità di ossitocina che viene rilasciato durante l’abbraccio, è superiore persino a quella prodotta da baci e carezze. Questo agisce positivamente anche sul sistema cardiovascolare e immunitario. Nel 2014, sulla rivista internazionale Psychological Science è stato pubblicato il risultato di una ricerca che ha fatto in poche ore il giro del mondo: gli abbracci possono prevenire molte malattie immuno-depressive come il raffreddore”. Ormai da tempo è appurata l’interconnessione tra dimensione fisica e mentale: abbracciarsi favorisce la creazione dei globuli bianchi e questo porta a un rafforzamento del sistema immunitario, il sistema nervoso equilibrandosi favorisce una prevenzione alla demenza senile, con l’abbraccio viene anche promossa una maggiore ossigenazione nel sangue che stimola la produzione di emoglobina che trasporta l’ossigeno ai tessuti permettendo alle cellule di vivere di più, inoltre stimolando l’ipotalamo nella produzione di ossitocina è capace di ridurre ansia, panico, malumore, depressione e alleviare mal di testa proteggendo da ipertensione e malattie cardiache e aumentando fiducia e autostima. Gli abbracci aiutano il cervello a diminuire anche il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, aiutandoci a fronteggiare le avversità della vita con maggiore calma e consapevolezza. Scopriamo inoltre che gli stimoli tattili viaggiano lungo fibre nervose diverse a seconda che abbiano o meno una valenza affettiva per poi raggiungere aree differenti del cervello. “Così uno stimolo “freddo” per esempio sentirsi afferrati per un braccio, viene trasmesso alla corteccia somatosensoriale, mentre un abbraccio, ritenuto stimolo “caldo”, raggiunge aree celebrali legate appunto alla sfera emotiva e sociale: l’amigdala, l’ipotalamo e il talamo”.

Quando ci si sente fragili, la cura può essere un abbraccio. Abbracciandosi si sperimenta un’incredibile sensazione di conforto: Conforto = Con forza. Due braccia diventando quattro acquisiscono una robustezza maggiore che si converte in energia mentale e fisica. Qui risiede l’immenso potere terapeutico dell’abbraccio. L’altro si trasforma in un contenitore capace di placare le angosce e restituire calma e resistenza proprio come nel rapporto tra mamma-bambino nel momento inquietudine. In questi mesi, la mancanza del con-forto di un abbraccio ha dimezzato la forza, l’impossibilita di potersi ricomporre tra le braccia altrui ha lasciato che alcune parti di noi si sgretolassero, l’obbligo dello stare distanti ha impedito l’abbandonarsi all’altro e il sostanziale fluire emotivo. E’ incredibile il potere del corpo e della pelle: impensabile che in un gesto semplice quanto scontato risieda l’equilibrio e la bellezza del mondo. Perciò quando sarà possibile ed il Covid non sarà più una minaccia per la salute, ogni qual volta siete in debolezza, datevi un abbraccio perché il cervello ha impiegato milioni di anni per diventare capace di regalarvelo.

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Federica Nastri

Educatrice, Pedagogista, Mediatrice Familiare - Seguimi su Facebook