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Carabinieri mele marce, torture e orge nella caserma degli orrori

Spaccio, torture, estorsioni e anche orge nella caserma dei carabinieri sequestrata a Piacenza. E’ quanto emerge dall’inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza, al termine delle indagini coordinate dalla Procura piacentina, a eseguire l’operazione Odysseus che ha riguardato in totale 23 persone, dieci delle quali carabinieri.

Nelle intercettazioni, Giuseppe Montella e Salvatore Cappellano, due carabinieri originari di Napoli e Catania, commentano un episodio che aveva visto come protagonista un collega in onore del quale era stata organizzata una serata all’interno della caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali.

“Lo scenario rappresentato da Montella – spiega il Gip – è quello di un’orgia tenutasi addirittura all’interno dell’ufficio del Comandante Marco Orlando, dove si era creato un tale scompiglio che le pratiche erano state sparpagliate a terra”. Il magistrato scrive che “non sono forse ravvisabili reati in simili condotte, ma dalla descrizione traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro Comandante durante il festino appena rievocato”.

“Le attività d’indagine – si legge – hanno preso il via in seguito alla segnalazione di un ufficiale dell’Arma che aveva prestato servizio per molti anni a Piacenza, il maggiore Rocco Papaleo, attualmente comandante della compagnia Carabinieri di Cremona”. Convocato in procura per un’altra inchiesta, l’ufficiale ha poi raccontato di aver ricevuto una serie di messaggi da un cittadino marocchino nei quali quest’ultimo affermava di essere un informatore dei Carabinieri e di conoscere l’appuntato Giuseppe Montella. Quest’ultimo, assieme ai colleghi Falanga e Cappellano, scrive il Gip riportando il racconto del marocchino, “era solito ricompensare le notizie ricevute attraverso la cessione di stupefacente, che era custodito in un contenitore all’interno della caserma di Piacenza chiamato ‘scatola della terapia’.” Quando le risposte dell’informatore non erano però esaustive, i tre Carabinieri “avevano l’abitudine di esercitare pressioni su di loro e minacciarli, il tutto con la complicità del comandante delle stazione, il maresciallo Orlando”.

Redazione
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