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Ana uccisa a 30 anni dall’amante di cui era incinta, il racconto dell’assassino

Ana uccisa a 30 anni dall'amante di cui era incinta, il racconto dell'assassino

E’ stata uccisa nel peggiore dei modi, ammazzata dalla persona che amava mentre era incinta di lui. E’ questa la triste storia di Ana, 30 anni e in attesa di tre mesi, che ha sconvolto l’intero Paese. Ad ammazzarla è stato il suo amante, Antonino Borgia, 51 anni, che non ha avuto pietà della ragazza, uccidendola brutalmente.

Durante l’ultima punta di Quarto Grado è stata trasmessa la testimonianza di Borgia, che ha raccontato nei minimi dettagli come ha ammazzato la sua amante. Prima l’ha accoltellata alla pancia, poi lei è riuscita a scappare uscendo dall’auto, ma lui l’ha fatta risalire e l’ha finita a bastonate. E’ un racconto tremendo quello riportato dal programma di Rete4.

Ho detto a mia moglie che andavo a giocare a carte con gli amici e sono andato a prenderla. Abbiamo fatto una sosta, lei mi ha fatto un rapporto orale”, continua il racconto.”Ci saremmo dovuti vedere la mattina dopo per darle i soldi che mi aveva chiesto. Non sarebbero stati tremila euro, ma qualcosa potevo darle. Aspettavo un cliente che doveva pagarmi, non arrivava, così abbiamo avuto una discussione: non so cosa mi è scattato, ho preso il coltello che avevo in macchina e l’ho colpita alla pancia“.

La povera Ana ha anche provato a scappare, ma poi credendo ancora una volta al suo carnefice, è risalita in auto: “Lei è scappata, ha iniziato a chiedere aiuto. Io sono sceso dietro di lei, ero senza pantaloni. L’ho seguita, le ho detto che l’avrei portata in ospedale, e lei è risalita in macchina“. Poi Borgia ha detto che Ana l’avrebbe aggredito alle spalle e in quel momento si sarebbe innervosito ancora di più.

“A quel punto mi sono fermato, sono sceso e ho iniziato a picchiarla. Ho usato un altro coltello, con quello l’ho colpita ripetutamente, ovunque si girava, da tutte le parti, poi mi sono rimesso in macchina e sono ripartito. Ana soffriva, era agonizzante, ho trovato un bastone per strada e l’ho colpita in testa per finirla“. Poi: “Ho ripreso il coltello e l’ho colpita al collo. Poi sono andato a lavoro, ho cercato di non destare sospetti“. Una testimonianza che dimostra ancora di più l’atrocità di questo delitto.

Redazione
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