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28 anni fa moriva Paolo Borsellino, il ricordo dell’Italia: “Rappresentava ciò che più la mafia detesta”

28 anni fa moriva Paolo Borsellino, il ricordo dell'Italia: "Rappresentava ciò che più la mafia detesta"

Sono passati 28 anni da quando Paolo Borsellino fu ucciso in un attentato mafioso in via Amelio assieme ai cinque agenti della sua scorta. Una data che non va dimenticata, un personaggio che non va dimenticato, un eroe che si è battuto per la giustizia del nostro Paese e che ha pagato con la vita il suo grande coraggio.

Sono tanti i ricordi che arrivano dal mondo della politica.

Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “La limpida figura del giudice Paolo Borsellino, che affermava, che chi muore per la legalità, la giustizia, la liberazione dal giogo della criminalità, non muore invano, continuerà a indicare ai magistrati, ai cittadini, ai giovani la via del coraggio, dell’intransigenza morale, della fedeltà autentica ai valori della Repubblica. Borsellino – sottolinea il Capo dello Stato – rappresentava, con la sua personalità e i suoi comportamenti, tutto ciò che la mafia e i suoi accoliti detestano e temono di più: coraggio, determinazione, incorruttibilità, senso dello Stato, conoscenza dei fenomeni criminali, competenza professionale”. “Accrescevano la sua fama di magistrato esemplare – aggiunge Mattarella – la semplicità e la capacità di fare squadra, lontano da personalismi e desideri di protagonismo. Vi si aggiungeva la ferma volontà di andare avanti, di non arrendersi anche di fronte a rischi, ad attacchi, a incomprensioni e ostilità”.

Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – “Il popolo siciliano reagì con forza, scese per strada per urlare con rabbia e dolore che la Sicilia non si sarebbe mai arresa alla mafia. Davanti a quelle immagini atroci, tutto il popolo italiano si sentì unito nel percorrere l’unica strada possibile: la lotta alla mafia senza quartiere. Una lotta che, come ci ha insegnato Paolo Borsellino, deve essere anche culturale, contro ogni genere di comportamento, parola o silenzio complice di un fenomeno, quello mafioso, che deve essere condannato come il peggiore dei mali possibili. Anche lo Stato ha reagito ma purtroppo non è sempre stato all’altezza del suo popolo, a cominciare dal fatto che non è stato in grado di proteggere i propri servitori. Questa consapevolezza – spiega Bonafede – oggi deve servire a non abbassare la guardia, nemmeno per un istante”.

Giorgia Meloni – “Perché un magistrato decide di diventare un possibile bersaglio della mafia e rinunciare alla sua vita privata? ‘Rimanere è un impegno morale’. A 28 anni dalla Strage di Via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, continuiamo a lottare ogni giorno per realizzare il suo sogno di un’Italia libera dalla mafia. Non dimentichiamo un grande uomo, un servitore dello Stato e della legalità. Paolo vive!”

Il presidente del Senato Elisabetta Casellati – “Ventotto anni fa, nella strage mafiosa di via D’Amelio perdeva la vita, assieme agli uomini della scorta, il giudice Paolo Borsellino. Un magistrato martire della fede nella giustizia che ha cambiato per sempre la storia della Sicilia e dell’Italia. I valori per cui Borsellino si e’ battuto fino all’estremo sacrificio oggi piu’ che mai ci ricordano che lottare contro le mafie significa difendere la nostra societa’. Dopo l’emergenza sanitaria i clan sono pronti a fare da banca per aziende in crisi e da ufficio di collocamento per chi perde il lavoro. Un rischio che lo Stato non puo’ e non deve permettere”.

Ministro dell’Interno Vito Crimi – “Oggi sono 28 anni che il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta non ci sono piu’. La notizia della loro morte, nel tremendo attentato mafioso di via D’Amelio, fermo’ l’Italia lasciandola di nuovo senza respiro, poche settimane dopo la strage di Capaci. E ancora oggi, al solo pensiero di cosa accadde quel 19 luglio 1992, il respiro torna a mancare e la tristezza ci travolge. Ogni volta che penso a Paolo Borsellino, penso non solo al suo straordinario senso di giustizia e amore per la liberta’, ma anche alla consapevolezza dell’estremo sacrificio. Penso al coraggio, immenso e ineguagliabile, di un padre di famiglia, di un marito, di un magistrato, di un uomo delle istituzioni, di un eroe che sapeva di essere stato condannato a morte dalla mafia”.

Salvatore Fucci
Salvatore Fucci